Com’è possibile che centomila compagni del Profeta (S) abbiano sentito l’hadìth di Ghadir e nessuno abbia protestato a Saqifah?

Com’è possibile che centomila compagni del Profeta (S) abbiano sentito l’hadìth di Ghadir e nessuno abbia protestato a Saqifah?

Com’è possibile che centomila compagni del Profeta (S) abbiano sentito l’hadìth di Ghadir e nessuno abbia protestato a Saqifah? Risposta concisa

L’evento di Ghadir è stato dimostrato tramite le testimonianze scritte giunteci nel corso della storia.

 

Gli storici lo hanno confermato registrando questo evento e sentendo questa storia personalmente di generazione in generazione da uomini affidabili e appartenenti a varie tribù. L’attendibilità di questo fatto fu tale da influenzare la letteratura, la teologia, l’esegesi del Corano e le raccolte di hadìth attendibili, sia sciite che sunnite; perfino un grande sapiente sunnita di nome Nisa'yi ha riportato questo hadìth attribuendolo a duecentocinquanta fonti.

 

Immaginare una tale folla a Ghadir, razionalmente, non è impossibile, poiché questo evento risale al decimo anno dopo l’egira durante il quale, grazie a una vasta propaganda islamica, specialmente riguardo alla liturgia del pellegrinaggio alla Mecca, considerato uno dei rituali divini, diversi ceti della società si erano avvicinati all’Islam; anche se il motivo prevalente fu la dichiarazione del Profeta (S) che avrebbe insegnato personalmente le regole del pellegrinaggio prendendo parte a questo rito sacro.

 

La domanda che ci si pone è perché una tale folla, di fronte alla deviazione di Saqifah, non abbia manifestato alcun segno di protesta e abbia invece scelto il silenzio? Da questo comportamento, non si può forse dedurre che l’hadìth di Ghadir non riguardava la guida (wilayah) del nobile Alì (A)?

 

La replica a questa domanda è che fondamentalmente la presunta indifferenza dei compagni del Profeta (A) a Saqifah, è un’opinione errata, poiché grandi personaggi come Salman, Miqdad, Talhah, ecc., non si mostrarono indifferenti nei confronti di coloro che si erano riuniti a Saqifah; Zubayr inoltre aveva financo minacciato con la spada i capi di Saqifah.

 

Coloro che preferirono il silenzio, invece, o volevano evitare scontri e spargimenti di sangue, come Abbas, lo zio del Profeta, oppure temevano le minacce degli uomini dei califfi; o ancora avrebbero tratto profitto dalle persone che fossero salite al potere, come i loro parenti o la famiglia Omayyade. Inoltre vi era un altro gruppo che conoscendo Alì (A) come un governatore sostenitore della giustizia, e non per incapacità o paura, non protestò. Infine parte della gente, per ignoranza, scambiò Abubakr per Alì (A), pensando così di agire come ordinato dal Profeta (S) il giorno di Ghadir, scegliendolo come califfo e promettendogli fedeltà.

 

Il nobile Alì (A) secondo le raccomandazioni del Profeta (S) non doveva permettere che la società si dividesse, quindi egli decine di volte, in varie occasioni, basandosi sull’hadìth di Ghadir, si limitò alla protesta verbale.

 

Risposta dettagliata

La domanda può racchiudere due significati: il primo suppone vera l’indifferenza dei compagni del Profeta (S) di fronte alla decisione di Saqifah e ne deduce la negazione dell’evento di Ghadir; il secondo suppone veri l’evento di Ghadir e l’indifferenza dei compagni ma rifiuta che l’hadìth di Ghadir si riferisca alla guida del nobile Alì (A).

 

Nel primo caso basta dimostrare l’evento di Ghadir attraverso le prove scritte che sono state tramandate nella storia.

 

Molti libri storici, sia sciiti che sunniti, hanno registrato la vicenda di Ghadir[1] e la considerano una questione ovvia. Khalil Abdulkarim, un sapiente sunnita contemporaneo, tra le discussioni riguardo alla raccolta del Corano, scrive: “Il numero dei compagni del Profeta (S) durante il Hajjat al Wida' (l’ultimo pellegrinaggio del Profeta alla Mecca, in cui avvenne la vicenda di Ghadir) era di centoventiquattro mila persone”[2]. Altresì Ibn Kathir afferma: “Gli hadìth concernenti l’evento di Ghadir sono innumerevoli e noi riportiamo ciò che siamo in grado, insha’Allah.”[3]

 

Tralasciando i libri storici accennati, nelle raccolte di hadìth sunnite, molti tramandatori hanno riportato l’hadìth di Ghadir. Per esempio Nisa'yi ha registrato questo hadìth attribuendolo a duecentocinquanta fonti[4].

 

Tutte queste sono testimonianze della numerosità dei compagni del Profeta (S) durante l’evento di Ghadir che non lasciano alcun dubbio né sulla vicenda stessa né sul numero dei compagni.

 

Inoltre una tale folla il giorno di Ghadir, razionalmente, non è impossibile, poiché questo evento accadde in una regione chiamata Rabigh[5], distante circa duecento chilometri dalla Mecca, un incrocio che riunisce quattro vie, dall’Iraq, Medina[6], Egitto e Yemen. Tutti i pellegrini al ritorno dal pellegrinaggio erano perciò costretti a percorrere questa via.

 

Anche dal punto di vista temporale bisogna dire che l’evento di Ghadir ebbe luogo il diciottesimo giorno del mese di Zi al-Hajjah[7], l’ultimo mese, del decimo anno dopo l’Egira. In quell’anno la gente era più numerosa del solito, poiché erano stati rivelati molti versetti che definivano il pellegrinaggio una delle sacralità divine; inoltre in seguito ad una vasta propaganda islamica, diversi ceti della società si erano avvicinati a questa religione divina.

 

D’altro canto il Profeta (S), prima del pellegrinaggio, aveva ordinato di diffondere ovunque la notizia che lui stesso vi avrebbe partecipato per insegnare le regole del pellegrinaggio.[8]

 

Tutte queste cause fecero in modo che quell’anno il numero dei pellegrini fosse maggiore del solito e poiché l’evento di Ghadir avvenne nella zona di Rabigh, questa folla immensa non si era ancora dispersa. L’evento di Ghadir fu pertanto una cerimonia senza precedenti.

 

Nel secondo caso, invece, com’è possibile che i compagni del Profeta (S) avendo partecipato all’evento di Ghadir, avendo ascoltato le istruzioni del Profeta (S) e giurato fedeltà ad Alì (A), a Saqifah[9] scelsero un altro per questo ruolo divino? Da ciò si potrebbe dedurre che l’hadìth di Ghadir non faceva riferimento alla guida del nobile Alì (A).

 

Per rispondere a questa parte della domanda bisogna dire che la teoria dell’indifferenza dei compagni del Profeta (S) è nulla; infatti, non erano pochi i compagni veritieri che insistettero col loro patto e altresì tentarono di fermare gli organizzatori dell’evento di Saqifah.

 

Il nobile Alì (A), che in conformità alle raccomandazioni del Profeta non doveva permettere che la società si dividesse in due gruppi, protestò solo a parole e non usò la forza per far rispettare l’ordine di Ghadir. Inoltre fin quando Fatima (A) fu viva non giurò fedeltà ad Abubakr, mentre in seguito, per il bene dell’Islam, fu obbligato a farlo. Decine di volte e in varie occasioni tuttavia protestò basandosi sull’hadìth di Ghadir.

 

Individui come Salman, Abuzhar, Talhah, Zubayr[10], ecc., protestarono e non giurarono fedeltà ad Abubakr; Zubayr inoltre aveva minacciato gli organizzatori di Saqifah con la spada[11].

 

Altri come Abbas, lo zio del Profeta (S), nonostante non avessero protestato pubblicamente per impedire discordie e spargimenti di sangue, non accettarono questi individui, né giurarono loro[12] fedeltà. Da tutte queste opposizioni da parte della maggior parte dei grandi compagni del Profeta (S), insieme al riferimento di Alì (A), in più occasioni, all’hadìth di Ghadir, si può concludere che l’evento di Ghadir faceva realmente riferimento alla guida (wilayah) di Alì (A) dopo il Profeta (S). Per quanto riguarda la gente normale che aveva partecipato all’evento di Ghadir vi sono due possibilità:

 

La prima è che avrebbero tratto dei profitti da Saqifah, oppure furono obbligati o minacciati se non avessero collaborato o giurato fedeltà[13]. La seconda è che non ne traevano profitto, né erano obbligati, ma sapevano di non sopportare il governo di Alì (a) oppure nutrivano rancore nei suoi confronti, giacché Alì (A) aveva ucciso molti dei loro parenti miscredenti.

 

Altri invece giurarono fedeltà ad Abubakr a causa della loro ignoranza. Costoro avevano ricevuto il messaggio di Ghadir ma pensando che Abubakr fosse Alì (A), gli giurarono fedeltà.[14]

 

 

 

 

Fonti:

 

1.     Ghadir sanad-e guya-ye velayat, Goruh-e ma'aref va tahqiqat-e eslami.

 

2.     Al-Ghadir, sheykh Abdol Hosseyn Amini, undici volumi.

 

3.     Al-Tanbih wa al-Ashraf, Mas'udi, volume unico.

 

4.     Farazhay az tarikh Payambar-e Eslam (S), Ja'far Sobhani.

 

5.     Mujtama' al-Yathrib, Khalil Abdulkarim.

 

6.     Tarikh Ya'qubi, Ahmad ibn Abi Ya'qub ibn Ja'far ibn Abi Wadhih.

 

7.     Al-Bidayat wa al-Nahayah, Al-Hafez ibn Kathir Dimashqi.

 

8.     Mu'jam Lughat al-Fuqaha', Muhammad Qal'aji.

 

9.     Asrar Ale Mohammad (S), Salim ibn Qais Halali.

 

10.  Fara'id al-Simtayn, Ibrahim ibn Mohammad Jowayni Khorasani.

 

11.  Al-Saqifat wa al-Fadak, Abibakr Ahmad ibn Abdulaziz Juhari.

 

12.  Sharh Nahj al-Balaghah, Ibn Abi al-Hadid.

 

13.  Jamal, Shaykh Mufid.

 

14.  Sharh Usul Kafi, Mawla Mohammad Saleh Mazandarani.

 

15.  Al-Mi'yar wa al-Mawazinah, Abi Ja'far al-Askafy.

 

[1] Tarikh Ya'qubi, Ahmad ibn Abi Ya'qub ibn Ja'far ibn Abi Wadhih, vol. 2, pag. 112.

[2] Mujtama' al-Yathrib, Khalil Abdulkarim, pag. 20.

[3] Al-Bidayat wa al-Nahayah, Al-Hafez ibn Kathir Dimashqi, vol. 5, pag. 213.

[4] Ghadir sanad-e guya-ye velayat, Goruh-e ma'aref va tahqiqat-e eslami, pag. 15.

[5] Ivi, pag. 7.

[6] Al-Ghadir, sheykh Abdolhusseyn Amini, vol. 1, pag. 8.

[7] Al-Tanbih wa al-Ashraf, Mas'udi, pag. 222.

[8]Farazhay az tarikh-e Payambar-e Eslam (S), Ja'far Sobhani, pag. 504.

[9] Il termine Saqifah nella lingua araba indica un luogo coperto per creare dell’ombra, Mu'jam Lughat al-Fuqaha', Muhammad Qal'aji, pag. 264.

[10]Fara'id al-Simtayn, Ibrahim ibn Mohammad Jowayni Khorasani, vol. 2, pag. 82.

[11] Al- Saqifat wa al-Fadak, Abibakr Ahmad ibn Abdulaziz Juhari, pag. 50.

[12] Sharh Nahj al-Balaghah, Ibn Abi al-Hadid, vol. 1, pag. 73.

[13] Cfr.: Jamal, Shaykh Mufid, pag. 59; Sharh Usul Kafi, Mawla Mohammad Saleh Mazandarani, p. 260.

[14] Cfr.: Al-Mi'yar wa al-Mawazinah, Abi Ja'far al-Askafy, pp. 19-23.

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