SURA DELLO SPACCO[1]

SURA DELLO SPACCO[1]

Con il nome di Allah Misericorde e Misericordioso

    Dì: mi rifugio nel Signore dello spacco[2]
    contro il male di quel che ha creato[3]
    e contro il male dell’oscurità che si estende[4]
    e contro il male delle soffianti sui nodi[5]
    e contro il male dell’invidioso quando invidia[6]

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[1] La sura al-Falaq e la sura al-Nas sono chiamate anche le mu’awwadhatan, dalla radice di ta’widh che significa “rifugiarsi”, “cercare protezione”.

[2] Lo “spacco” in questo caso indica l’alba che nasce. In maniera simile si fa utilizzo dell’espressione “Colui che spacca l’alba” (6:96). Infatti quando giunge il giorno è come se ci fosse uno “spacco” tra le tenebre laddove penetra la luce. Si è lasciato la traduzione letterale del termine falaq (spacco) piuttosto che utilizzare altri vocaboli come “alba”, “albore”, “aurora”, eccetera, in quanto altrove vengono utilizzate espressioni aventi la medesima radice alludendo ad un significato più vasto. Per esempio è detto “Invero Allah è Colui che spacca il chicco e il nocciolo” (6:95). Per la verità l’intera creazione ha avuto un’origine mentre prima non era cosa degna di menzione alcuna. Quindi il sorgere dell’alba può essere incluso nella suddetta concezione seppur non in maniera esclusiva. Allora Faliq possiede lo stesso significato di Fatir presente nell’espressione “Sia lode ad Allah, Colui che apre i cieli e la terra” (35:1) avente il senso di “Creatore”.   

[3] Se, come si è detto, si considera il versetto precedente avente il significato di “mi rifugio nel Signore della creazione”, vi è affinità con quanto viene qui esplicato nonché inferenza concettuale espressa nel rapporto Creatore-creazione-creato. Degno di nota è il fatto che nessun male proviene direttamente da Allah ma tutto quel che ha creato possiede aspetti positivi e negativi: l’acqua è una benedizione ma se giunge come alluvione o maremoto diventa causa di notevoli problemi all’uomo, oppure il fuoco è per noi un elemento di primaria importanza ma può bruciare e distruggere. Anche nelle questioni non materiali si applica lo stesso principio: un amico intimo è cosa buona ma in certi casi ci fa preoccupare, oppure l’arcangelo Gabriele che rivela il nobile Corano all’Inviato di Allah ma è stato mandato anche per distruggere intere città. Di fatto il male è un fattore necessario prodotto dalla relazione e interazione degli agenti nel creato. Per questo motivo Allah ha ricordato all’uomo di cercare protezione da questo male e di trovare rifugio presso di Lui.

[4] Molti mali giungono di notte: gli animali predatori sono meno visibili ed occorre fare più attenzione se si è fuori senza la luce del giorno. Analogamente anche per gli esseri umani malintenzionati è più facile colpire le proprie vittime nell’oscurità della notte. L’oscurità inoltre non si limita al calar naturale della notte e non a caso l’espressione “tenebre” possiede anche un significato metaforico relazionato alla malignità e malvagità. L’oscurità può dunque riferirsi a un male che arriva all’insaputa ma giunge all’improvviso come il caso di un morbo incurabile o la fattura di un fattucchiere.  

[5] Secondo alcune tradizioni l’Inviato di Allah sarebbe stato vittima della stregoneria di un ebreo di nome ‘Ubayd Ibn ‘Asim. Questi, impadronitisi di un capello del Profeta, lo legò ad una corda che annodò con undici nodi in cui vi soffiò e che nascose poi nelle profondità di un pozzo nell’area dei Banu Dharwan. La pratica di soffiare sui nodi era molto comune presso le fattucchiere del tempo e ciò chiarifica il significato del presente versetto. Il Profeta si ammalò e l’arcangelo Jibril lo informò di essere sotto influenza di stregoneria. Il Profeta allora mandò ‘Ali, ‘Ammar e Zubayr a rimuovere la corda dal pozzo e l’arcangelo Gabriele rivelò le mu’awwadhatan per la protezione dal male e da recitare durante la rimozione dei nodi. Fu così che l’Inviato di Allah iniziò a sentirsi meglio. La domanda inerente al fatto se un profeta possa o meno essere vittima di una stregoneria è stata oggetto di discussione. Da un lato, se il Profeta fosse controllato o posseduto da jinn, l’accusa dei politeisti contro il Profeta sarebbe corretta: “I malfattori dicono:- Non seguite altro che un uomo afflitto da stregoneria-” (25:8, 17:47). Altri hanno però affermato che l’Inviato di Allah sia stato influenzato dalla stregoneria fisicamente ma non spiritualmente. Il nobile Corano fa presente che Mosè fu intimorito, e quindi in qualche modo influenzato, dalla stregoneria dei maghi di Faraone: “Ecco che gli parve che le loro corde e i loro bastoni si muovessero verso di lui per effetto della stregoneria. Mosè ne fu intimamente intimorito” (20:66-67).

[6] L’invidia è un sentimento molto forte in grado non solo di mettere in azione il corpo ma anche forze psichiche e sottili di natura demoniaca. Non a caso l’invidia è una delle cause principali che induce una persona a ricorrere ai mali della stregoneria. 

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