Il concetto di morte nell’Islam

Il concetto di morte nell’Islam

وَجَاءَتْ سَكْرَ‌ةُ الْمَوْتِ بِالْحَقِّ ذَٰلِكَ مَا كُنتَ مِنْهُ تَحِيدُ وَنُفِخَ فِي الصُّورِ‌ ذَٰلِكَ يَوْمُ الْوَعِيدِ وَجَاءَتْ كُلُّ نَفْسٍ مَّعَهَا سَائِقٌ وَشَهِيدٌ لَّقَدْ كُنتَ فِي غَفْلَةٍ مِّنْ هَـٰذَا فَكَشَفْنَا عَنكَ غِطَاءَكَ فَبَصَرُ‌كَ الْيَوْمَ حَدِيدٌ

L’agonia della morte farà apparire la verità: ecco da cosa fuggivi. Sarà soffiato nel corno. Ecco il Giorno della minaccia! Ogni anima verrà accompagnata da una guida e da un testimone. [Uno dirà]: “Davvero trascuravi tutto ciò: [ora] abbiamo sollevato il tuo velo e quindi oggi la tua vista è acuta” (Sacro Corano, 50: 19-22)

La vita sembra essere permanente, ma non siamo stati creati per rimanere qui. Il Corano ci dice: “Tutto perirà, eccetto il Suo Volto.” (28:88) e “Ogni anima dovrà provare la morte” (29:57). Giovani o anziani, tutti noi affronteremo la realtà della morte.

وَمَا هَـٰذِهِ الْحَيَاةُ الدُّنْيَا إِلَّا لَهْوٌ وَلَعِبٌ وَإِنَّ الدَّارَ‌ الْآخِرَ‌ةَ لَهِيَ الْحَيَوَانُ لَوْ كَانُوا يَعْلَمُون

“Questa vita terrena non è altro che gioco e trastullo. La dimora ultima è la [vera] vita, se solo lo sapessero!” (29:64)

Noi non siamo stati creati per vivere in questo mondo, ma piuttosto per essere trasferiti nell’Al di là. La vita terrena è finita; anche l’universo è limitato. Ogni giorno milioni di persone arrivano in questo mondo e altri milioni lo lasciano. Noi siamo intrappolati qui e la nostra unica via d’uscita è quella che Iddio ha prescritto: la separazione dell’anima dal nostro corpo. Sebbene sia snervante, dobbiamo intraprendere questo viaggio, poiché senza esso non potremmo mai raggiungere la nostra destinazione finale.

La nostra vita terrena costituisce solamente una frazione della nostra esistenza totale. Prima di giungere in questo mondo, abbiamo vissuto nel mondo spirituale.

وَإِذْ أَخَذَ رَ‌بُّكَ مِن بَنِي آدَمَ مِن ظُهُورِ‌هِمْ ذُرِّ‌يَّتَهُمْ وَأَشْهَدَهُمْ عَلَىٰ أَنفُسِهِمْ أَلَسْتُ بِرَ‌بِّكُمْ قَالُوا بَلَىٰ شَهِدْنَا أَن تَقُولُوا يَوْمَ الْقِيَامَةِ إِنَّا كُنَّا عَنْ هَـٰذَا غَافِلِينَ

“E quando il Signore trasse, dai lombi dei figli di Adamo, tutti i loro discendenti e li fece testimoniare contro loro stessi [disse]: “Non sono il vostro Signore?”. Risposero: “Sì, lo attestiamo”, [Lo facemmo] perché nel Giorno della Resurrezione non diciate: “Veramente eravamo incoscienti”.”(7:172)

Sebbene non avevamo dei corpi materiali, le nostre anime stipularono un patto con Dio. Poi Egli ci fece nascere fisicamente, ed è dove ci troviamo ora. Noi viviamo in questo mondo, poi moriremo, e le nostre anime verranno inviate nel “mondo intermedio”, chiamato alam al-Barzakh, ed infine, incontreremo Lui e raggiungeremo la nostra ultima dimora.

كَيْفَ تَكْفُرُ‌ونَ بِاللَّـهِ وَكُنتُمْ أَمْوَاتًا فَأَحْيَاكُمْ ثُمَّ يُمِيتُكُمْ ثُمَّ يُحْيِيكُمْ ثُمَّ إِلَيْهِ تُرْ‌جَعُونَ

“Come potete essere ingrati nei confronti di Dio, quando eravate morti ed Egli vi ha dato la vita? Poi vi farà morire e vi riporterà alla vita e poi a Lui sarete ricondotti.” (2:28)

Il Profeta (S) disse che in questa vita la gente è addormentata e, una volta morti, ci si sveglia. La vita dopo la morte sarà un’esperienza completamente nuova. E’ stato narrato dal Profeta (S) che i morti ascoltano così chiaramente, che il rumore dei passi sulle tombe raggiunge le loro orecchie. Per questa ragione, dopo la Battaglia di Badr, il Profeta (S) camminò fra i caduti dei Quraysh, con lo sguardo rivolto verso di loro e chiamandoli per nome “O Utbah! O Shaybah! O Walid!”. Incuriosito, uno dei suoi Compagni gli chiese se stesse parlando ai morti. Egli rispose: “Per Dio, il vostro udito non è più potente del loro. Se Dio glielo avesse permesso, essi avrebbero anche risposto.” (1)

Se la morte fosse soltanto la fine del nostro viaggio; e se la morte non fosse altro che annichilimento, allora non avremmo motivo di aver paura della tomba. Comunque noi temiamo la tomba perché siamo preoccupati di quello che potrà accadere. Nella Dua Abu Hamzah al-Thumali, narrata dall’Imam Zayn al-Abidin (as), leggiamo: “Io piango per la rimozione della mia anima. Piango per l’angustia della mia tomba. Piango per l’interrogatorio nella tomba.” Ciò che affronteremo nella tomba è reale, e poiché ogni persona soccomberà alla morte, dobbiamo prepararci a ciò. E’ stato scritto nel Nahjul Balaghah che l’Imam ‘Ali (as) ammonì:

“Se voi poteste sperimentare quello che coloro che sono morti prima di voi stanno sperimentando ora, rimarreste scioccati e confusi. Ascoltereste e obbedireste maggiormente ai comandi di Dio. Comunque ciò non vi è manifesto; ma presto il velo verrà rimosso da voi.”

Al momento della morte, la prima cosa che sperimenteremo è sakrat al-mawt, che è conosciuta come l’“intossicazione della morte”.

وَجَاءَتْ سَكْرَ‌ةُ الْمَوْتِ بِالْحَقِّ ذَٰلِكَ مَا كُنتَ مِنْهُ تَحِيدُ

“L’agonia della morte farà apparire la verità: ecco da cosa fuggivi.” (50:19)

Lo shock paralizzerà alcuni di noi quando vedremo l’Angelo della Morte. I nostri corpi non saranno più in grado di rispondere ai nostri comandi ma continueremo a percepire ciò che accadrà intorno a noi. Potremmo cercare di urlare per chiedere aiuto, ma invano; le nostre lingue non si muoveranno più. Saremo pienamente coscienti quando la nostra anima verrà tolta dai nostri corpi. Soffriremo e non saremo in grado di esprimerlo. Saremo completamente inabili. Questo potrebbe essere il momento più tragico della nostra esistenza, secondo l’Imam Zayn al-Abidin (as). Il Profeta (S) ha detto:

“Se poteste ascoltare ciò che il deceduto dice (alla persona che compie l’abluzione rituale sul suo cadavere), voi non acconsentirete più a lavare ancora i loro corpi, perché nel venir lavati essi supplicano: “O tu che lavi il mio corpo, sii gentile con me, perché – per Dio – mentre morivo, ogni volta che la mia anima lasciava uno dei miei arti, provavo come se questo arto venisse amputato. Pertanto non posso provare ancora altro dolore; abbi misericordia di me!”

Ognuno sperimenterà questo momento, anche i credenti. Un hadith al-Qudsi (detto divino) recita:

“Se decido di perdonare una persona colpevole ed ammetterla in Paradiso, allora dovrò purificarla nel corso della sua vita. Quindi alcune volte la metto alla prova con la ricchezza ed altre volte con la povertà; altre volte con la perdita di un amico o parente. Se egli le evita, lo metterò allora alla prova al momento della morte e sarà così che quando egli morirà, morirà puro e immacolato. Quindi lo perdonerò e lo farò accedere in Paradiso.”

Un uomo, il cui fratello si trovava in una situazione simile, soffrendo di una lenta e agonizzante morte, giunse dall’Imam al-Sadiq (as) per chiedergli aiuto. Suo fratello era morente da tre giorni e profondamente dolorante, ma la sua anima continuava a rimanere aggrappata al suo corpo. Egli era incapace di passare all’estrazione dell’anima dalla laringe, pertanto l’Imam al-Sadiq (as) gli consigliò di spostare suo fratello sul tappeto della preghiera, nello stesso luogo dove egli era solito pregare, e recitare la Sura Ya Sin e la Sura al-Saffat vicino a lui. Facendo ciò avrebbe alleviato la sua pena e facilitato il processo di morte.

Nel mezzo di tutto questo spavento brilla un grande raggio di speranza. Il Profeta Muhammad (S) disse: “Colui le cui ultime parole sono la ilahailla Allah (non vi è divinità all’infuori di Dio) entrerà in Paradiso”. (2) Ovviamente devono essere totalmente incarnate dalla pratica e dalla vita della persona, e non delle mere parole. Alcuni, comunque, non potranno emettere neanche queste ultime parole, non importa quanto strenuamente tenteranno di farlo. Quindi dobbiamo ricordare alla persona morente la misericordia, le benedizioni ed il perdono di Dio, facilitandogli l’agonia e la paura della morte recitando il talqin (3), la ‘dettatura’ prima della morte, parte del quale è un promemoria anche per noi, in quanto la persona morente non è altro che un precursore e noi seguiremo presto lo stesso viaggio. Proprio prima della sepoltura dobbiamo recitare il secondo talqin per assistere la persona nell’interrogatorio a cui sarà sottoposto dei due angeli.

Alcuni di voi credono di essere troppo giovani per preoccuparsi della morte, ma la morte non conosce età. Camminate nei cimiteri e vedrete le tombe di molti giovani morti nella loro gioventù. L’Angelo della Morte non fa discriminazioni di età. Quando giunge il nostro tempo, dobbiamo essere pronti, anche in tenera età.

E’ stato narrato che una volta l’Angelo della Morte si trasformò in un essere umano onde visitare il Profeta Salomone a Gerusalemme. Il Profeta Salomone in quel momento aveva una persona ospite nella sua casa. L’Angelo della Morte riconobbe immediatamente la persona, perché aveva in programma di prendere la sua anima il giorno successivo, ma in India. Dopo che l’angelo se ne andò, l’uomo iniziò a spaventarsi e percepire chi fosse. L’uomo supplicò il Profeta Salomone di usare il suo potere per aiutarlo a fuggire da lì. Poiché Dio gli aveva fatto soggiogare il vento, il Profeta Salomone si sentì obbligato ad aiutarlo e lo inviò in una terra lontana. Il giorno successivo, quando l’Angelo della Morte tornò, il Profeta Salomone gli chiese cosa fosse accaduto. “O Profeta di Dio”, replicò l’Angelo della Morte “mi era stato ordinato di prendere l’anima di questa persona oggi, ma in India. Quando l’ho visto con te a Gerusalemme, ero sorpreso perché avrebbe dovuto essere in India!” Anche se l’uomo aveva cercato di fuggire dalla morte egli incontrò il suo destino in India, come decretato da Dio.

أَيْنَمَا تَكُونُوا يُدْرِ‌ككُّمُ الْمَوْتُ وَلَوْ كُنتُمْ فِي بُرُ‌وجٍ مُّشَيَّدَةٍ وَإِن تُصِبْهُمْ حَسَنَةٌ يَقُولُوا هَـٰذِهِ مِنْ عِندِ اللَّـهِ وَإِن تُصِبْهُمْ سَيِّئَةٌ يَقُولُوا هَـٰذِهِ مِنْ عِندِكَ قُلْ كُلٌّ مِّنْ عِندِ اللَّـهِ فَمَالِ هَـٰؤُلَاءِ الْقَوْمِ لَا يَكَادُونَ يَفْقَهُونَ حَدِيثًا

“La morte vi coglierà ovunque sarete, fosse anche in torri fortificate” (4:78)

Comunque, se voi siete preparati, non avrete paura nei vostri ultimi momenti. “Chiunque ama Dio, amerà incontrarLo” (4) disse il Profeta (S). Se voi amate davvero Dio, Egli vi darà un assaggio del vostro luogo in Paradiso, e nonostante l’ansia della morte, al momento della morte Egli vi coprirà con una tale estesa misericordia che sarete ansiosi di abbandonare questo mondo.

ُهَا النَّفْسُ الْمُطْمَئِنَّةُ ارْ‌جِعِي إِلَىٰ رَ‌بِّكِ رَ‌اضِيَةً مَّرْ‌ضِيَّةً فَادْخُلِي فِي عِبَادِي وَادْخُلِي جَنَّتِي

“O anima ormai acquietata, ritorna al tuo Signore soddisfatta e accetta; entra tra i Miei servi, entra nel Mio Paradiso” (89:27-30)

Ci sono alcune persone elette il cui livello spirituale è altamente elevato che sono in attesa della morte, perché esse comprendono che si tratta di una fase transitoria da questo basso mondo ad uno permanente. Ali b. Abi Talib (as) disse una volta: “Non mi preoccupo se è la morte a giungere a me o io a recarmi da lei; le do il benvenuto. Bramo la morte (incontrare il mio Signore) più di quanto un bambino brama il seno di sua madre”(5).

L’Imam Husayn (as) espresse la stessa cosa. A Mecca egli proclamò: “Per i figli di Adamo è stata decretata la morte. Essa lo circonda nello stesso modo in cui una collana circonda il collo di una donna. Desidero vedere i miei avi allo stesso modo in cui Giacobbe desiderava vedere il suo amato figlio Giuseppe” (6).

Egli attendeva di essere riunito con il Messaggero di Dio (S) ed il resto della sua famiglia. Dio gli offrì il martirio ed egli bramò l’invito del suo Signore con piena sottomissione.

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Note

1) Al-Ghadir, Al-Amini, vol. 10, pag. 42.

2) Al-Amali, Shaykh al-Saduq, pag. 634.

3) Talqin : quando il corpo di un defunto musulmano viene messo nella tomba, è meritorio prima di ricoprirlo con la terra recitargli il talqin: scuotendo la spalla destra del defunto con la mano destra la persona che recita il talqin gli ricorda di credere nei principi della fede.

4) Al-Kafi, vol. 3, pag. 134.

5) Majma’ul Bahrain, Shaykh al-Torayhi, vol. 4, pag. 238.

6) Bihar al-Anwar, Al-Allamah Al-Majlisi, vol. 44, pag. 366.

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