Il Khums nel Sacro Corano e nella Storia

Il Khums nel Sacro Corano e nella Storia

 

"Khums" significa letteralmente “un quinto, il 20%”.

Nella terminologia legale Islamica indica “un quinto di certe categorie di averi o possedimenti che una persona acquisisce come ricchezza, che deve esser pagato in quanto tassa Islamica”. Il Sacro Corano lo menziona nel seguente Versetto:

 

"Sappiate che del bottino che otterrete, un quinto appartiene ad Allah e al Suo messaggero, ai parenti, agli orfani, ai poveri e ai viandanti" (Sura al-Anfal, 8:41).

 

In questo Versetto il termine "ghanimtum" è stato tradotto con "otterrete".

Come spiegato in precedenza, significa “un quinto di certe categorie di averi o possedimenti che una persona acquisisce come bene, ricchezza”. Ma quali sono questi averi o possedimenti?

In accordo agli Ahadith (tradizioni) dell’Ahl ul-Bayt (as) questi sono sette:
1)      Il profitto o il surplus delle entrate;

2)      Ricchezza legittima mischiata a quella illegittima;

3)      Miniere, cave e minerali;

4)      Pietre preziose raccolte dal mare;

5)      Tesori ritrovati [9];

6)      La terra che un kafir dhimmi compra da un Musulmano;

7)      Il bottino di guerra.

 

Alcuni hanno interpretato la parola "ghanimtum" esclusivamente riferendosi al bottino di guerra, confinando quindi il dovere del Khums ad una sola categoria. Tale interpretazione è basata sull’ignoranza del linguaggio arabo, della storia del Khums, delle leggi Islamiche e dell’interpretazione del Sacro Corano.

Per chiarire questo punto, riportiamo un’argomentazione dell’°Allamah Sayyid Sa’eed Akhtar Rizvi[10], ricordandoci che il termine "ghanimtum" deriva da "al-ghanima".

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