Un Breve Studio Della Wikala Prima del Dodicesimo Imam

Un Breve Studio Della Wikala Prima del Dodicesimo Imam

La situazione critica apportata dal regime Abbaside costrinse gli Imam a cercare nuovi mezzi di comunicazione tra i membri della loro organizzazione. Le fonti Imamite indicano che il sesto Imam Ja’far al-Sadiq (AS) fu il primo Imam a impiegare un sistema segreto di comunicazione (al-tanzim al-sirri) tra la sua comunità[1].

L’obiettivo principale della wikala era quello di raccogliere il khums, la zakat e altre donazioni per l’Imam da parte dei suoi seguaci. Sebbene la wikala possa aver portato anche ad altri tipi di attività, le fonti raramente ne fanno menzione. Al-Sadiq (AS) diresse le attività dell’organizzazione con una tale attenzione che gli Abbassidi non erano assolutamente al corrente della sua esistenza. In quanto parte della dissimulazione di precauzione (taqiyya) egli era solito chiedere ad alcuni dei suoi seguaci di portare a termine certi compiti per l’organizzazione senza che questi sapessero di essere suoi agenti. Al-Tusi riporta che Nasr Ibn Qabus al-Lakhmi lavorò per venti anni come agente di al-Sadiq (AS) senza sapere di esserlo.

L’agente più importante di al-Sadiq (AS) in Iraq era ‘Abd al-Rahman Ibn al-Hajjaj il quale tenne il suo incarico fino alla sua morte, dopo il periodo dell’ottavo Imam al-Rida (AS)[2]. Mu’alla Ibn Khunays fu l’agente di al-Sadiq (AS) a Medina. Nel 133 H. egli venne arrestato dagli Abbassidi e condannato a morte perché si rifiutò di svelare i nomi di alcuni propagandisti Imamiti[3].

Nonostante le difficoltà affrontate dalla wikala durante i suoi primi stadi, le aree ricoperte dagli agenti e il loro addestramento durante il periodo di al-Kazim (AS) vennero intensificati. Il rito del pellegrinaggio veniva usato come mezzo di comunicazione tra agenti. L’agente di al-Kazim (AS) in Egitto era ‘Uthman Ibn ‘Isa al-Rawwasi[4]. Questi aveva agenti in numerosi altri posti quali Hayyan al-Sarraj a Kufa, Muhammad Ibn Abi ‘Umayr a Bagdad e Yunis Ibn Ya’qub al-Bajli a Medina[5]. Le tradizioni riportate da al-Mas’udi farebbero pensare che tutti gli agenti ricevessero istruzioni da ‘Abd al-Rahman Ibn al-Hajjaj, il quale viveva a Bagdad[6].

Gli agenti subirono un’ulteriore campagna di arresti nel 179 H. con l’ascesa al potere del califfo Harun al-Rashid. Egli causò un notevole danno all’organizzazione Imamita. L’agente in Bagdad, Muhammad Ibn Abi ‘Umayr, venne arrestato e torturato nell’inutile speranza che questi rivelasse i nomi e le locazioni dei seguaci di al-Kazim (AS) mentre sua sorella venne imprigionata per quattro anni[7]. Un altro agente, ‘Ali Ibn Yaqtin, il quale era solito inviare soldi e lettere all’Imam attraverso Isma’il Ibn Salam, fu anch’esso arrestato e trascorse il resto della sua vita in prigione[8]. Secondo le fonti Imamite la campagna di arresti condusse all’arresto di al-Kazim (AS) stesso ed alla sua susseguente morte in prigione[9]. Ben altri sessanta ‘Alidi morirono sotto tortura nelle prigioni Abbassidi[10].
Dopo la morte di al-Kazim (AS) i membri dell’organizzazione Imamita dovettero affrontare un dibattito teologico e politico sulla questione del “al-Qa’im al-Mahdi” e della sua occultazione. Gli agenti di al-Kazim (AS), quali al-Rawwasi in Egitto, Ziyad al-Kindi a Bagdad, ‘Ali Ibn Abi Hamza e Hayyan al-Sarraj a Kufa, e al-Hasan Ibn Qayama a Wasit, erano tra coloro che avevano ricevuto molte tradizioni attribuite ad al-Sadiq (AS) riguardo “al-Qa’im al-Mahdi” e alla sua occultazione ma queste tradizioni non dichiaravano esplicitamente la sua identità[11] .

Per questa ragione essi ebbero modo di applicare queste tradizioni al settimo Imam, al-Kazim (AS), negando la sua morte e affermando che fosse in stato di occultazione[12]. Di conseguenza essi rinnegarono l’Imamato di suo figlio al-Rida (AS) e formarono un nuovo gruppo noto come “waqifiyya”, utilizzando il denaro che avevano raccolto dall’organizzazione Imamita per i propri fini. Al-Rida (AS) perse un numero considerevole di agenti addestrati e più di 100.000 dinari[13]. Tra gli anni 183 H. e 202 H. l’Imam al-Rida (AS) risolse questo problema, almeno parzialmente, chiarendo ai membri della waqifiyya la vera natura di “al-Qa’im al-Mahdi” come trasmessa dall’autorità degli Imam precedenti. Secondo al-Kashshi egli fu in grado di persuadere alcuni membri della waqifiyya, come al-Rawwasi e i suoi seguaci, a riconoscere il suo Imamato[14].
Nel frattempo il ruolo della wikala venne esteso onde far fronte ai nuovi bisogni dell’organizzazione. Gli agenti di al-Rida (AS) erano ‘Abd al-Aziz Ibn al-Muhtadi a Qum[15], Safwan Ibn Yahya a Kufa[16], ‘Abd Allah Ibn Jandab e ‘Abd al-Rahman Ibn al-Hajjaj a Bagdad[17]. Assieme ad altri ottanta agenti, ‘Abd al-Rahman Ibn al-Hajjaj era alla guida dell’organizzazione durante il periodo del nono Imam al-Jawad (AS)[18] il quale ottenne notevoli successi nel proteggere l’organizzazione da nuovi scismi. Le tattiche dei suoi agenti si svilupparono inoltre anche verso nuove direzioni, in particolare nella sfera della taqiyya, la quale permise ad alcuni dei suoi compagni di partecipare nell’amministrazione e nell’esercito Abbasside[19].

Durante il lungo Imamato del decimo Imam al-Hadi (AS) (220 H.- 254 H.) emersero nuove correnti tra gli Imamiti a motivo delle circostanze storiche, correnti che giocheranno un ruolo assai pericoloso durante il primo periodo del dodicesimo Imam.
Il califfo al-Mutawakkil eseguì la stessa politica del califfo al-Ma’mun il quale aveva messo sotto stretta sorveglianza al-Rida (AS) e al-Jawad (AS) affinché i contatti con i loro seguaci venissero controllati il più possibile. Al-Mutawakkil fece lo stesso con al-Hadi (AS). Nel 233 H. lo fece trasferire da Medina a Samara laddove trascorse il resto della sua vita[20].

L’assenza di un contatto diretto tra l’Imam e i suoi seguaci accrebbe il ruolo religioso e politico della wikala e quindi gli agenti dell’Imam guadagnarono maggiore autorità nella gestione degli affari dell’organizzazione. Gradualmente la guida della wikala divenne la sola autorità che poteva determinare e provare la legittimità del nuovo Imam. Già l’Imam Jawad (AS) aveva consegnato il suo testamento riguardante la sua successione al capo degli agenti Muhammad Ibn al-Faraj, dicendogli che nel caso fosse morto avrebbe dovuto prendere gli ordini da al-Hadi (AS)[21].

Gradualmente gli agenti dell’Imam acquisirono sempre più esperienza nell’organizzare e nel separare le loro unità. Diverse narrazioni dicono che gli agenti divisero i loro seguaci in quattro gruppi separati in base all’area di appartenenza. Il primo includeva Bagdad, Mada’in, Sawad e Kufa, il secondo Basra e al-Ahwaz, il terzo Qum e Hamadan, e il quarto l’Hijaz, lo Yemen e l’Egitto. Ogni zona veniva affidata ad un agente indipendente sotto al quale venivano nominati altri agenti locali. Il lavoro attraverso questo sistema può essere osservato nelle lettere di istruzione mandate da al-Hadi (AS) riguardo l’amministrazione dell’organizzazione. In una lettera ai suoi agenti di Bagdad, Mada’in e Kufa, al-Hadi (AS) scrive:
“O Ayyub Ibn Nuh, ordino di tagliare le relazioni tra te e Abu ‘Ali. Entrambi dovrete impegnarvi in ciò che vi è stato affidato e ordinato di fare nelle vostre aree. Se così farete sarete in grado di gestire i vostri affari senza il bisogno di consultarmi. […] O Ayyub, ti sto ordinando di non ricevere niente dalla gente di Bagdad e Mada’in e di non dare a nessuno tra loro il permesso di contattarmi. Se qualcuno ti porta materiale proveniente dall’esterno della tua zona, digli di consegnarlo all’agente nella sua area. O Abu ‘Ali, ti sto ordinando di seguire quello che ho ordinato ad Ayyub”[22]

Tale sistema salvò l’organizzazione da un’inevitabile danno dovuto alla politica spietata di al-Mutawakkil nel 235 H.. Allo stesso modo fu salva dagli attacchi del califfo al-Musta’in nel 248 H..

Si noti che durante il periodo del decimo e dell’undicesimo Imam la guida dell’organizzazione nelle quattro aree era di monopolio di alcuni individui. I loro compiti andarono poi alle loro discendenze e rimasero sotto il loro controllo durante l’occultazione minore del dodicesimo Imam. Ad esempio ‘Ali Ibn Mazyar era l’agente di al-Jawad (AS) e al-Hadi in al-Ahwaz[23] mentre i suoi figli furono gli agenti del dodicesimo Imam nella stessa regione[24]. Ibrahim Ibn Muhammad al-Hamadani era l’agente di al-Hadi in Hamadan[25] mentre i suoi figli presero il suo posto fino al periodo del dodicesimo Imam. Un altro agente era Isma’il Ibn Ishaq Ibn Nawbakht[26] la cui famiglia guidò in seguito i membri dell’organizzazione a Bagdad mentre uno dei suoi parenti, al-Husayn Ibn Ruh, divenne il terzo luogotenente del dodicesimo Imam durante il periodo dell’occultazione minore.

Tra gli agenti, il più importante era ‘Uthman Ibn Sa’id al-‘Umari il quale venne educato sotto gli auspici del decimo Imam. Egli lo nominò prima suo agente e poi agente di suo figlio: l’Imam al-Askari (AS). Dopo la morte di quest’ultimo ‘Uthman prese il controllo della guida dell’intera organizzazione in quanto primo luogotenente del dodicesimo Imam. In seguito suo figlio Muhammad gli succederà nell’incarico. Il fatto che le attività degli Imam venivano svolte nella segretezza facilitarono gli scopi di certe persone che affermavano falsamente di essere i rappresentanti di al-Hadi (AS) o al-Askari (AS) iniziando a raccogliere soldi a nome degli Imam. Pare che questa pratica venne spesso protratta dagli estremisti (ghulat) ed accrebbe durante il periodo dell’occultazione minore.

BIBLIOGRAFIA

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Ibn ‘Abd al-Wahab, Husayn, ‘Uyun al-Mu’jizat, Najaf, 1950.
Ibn Shu’ba, Muhammad Ibn ‘Ali al-halabi (morto nel 4° secolo H.), Tuhaf al-‘Uqul, Najaf, 1966.
Javad ‘Ali, Die Beiden Ersten Safire des Zwolften Imam, in Der Islam, XXV (1939).
al-Kashshi, Muhammad Ibn ‘Umar Ibn ‘Abd al-‘Aziz (morto nel 340 H.), Ikhtiyar Ma’rifat al-Rijal, Mashhad, 1348.
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al-Tusi, Muhammad Ibn al-Hasan (morto nel 460 H.), al-Ghayba, Tabriz, 1322/1904.
al-Tusi, Muhammad Ibn al-Hasan (morto nel 460 H.), al-Istibsar, 4 volumi, Tehran, 1390/1970.
al-Ya’qubi, Ahmad Ibn Abi Ya’qub Ibn Wadih (morto nel 284 H.), Tarikh al-Ya.

[1] Javad ‘Ali, op. cit., in Der Islam, XXV (1939), 212.

[2] Tusi, al-Ghayba, 224-5. Al-Tusi ritiene che Ibn al-Hajjaj morì durante il periodo dell’Imam Rida (AS) ma al-Mas’udi riporta che egli era ancora vivo dopo la morte di al-Rida (AS) nel 203 H.; Ithbat, 213.

[3] al-Kafi, II, 557; Ikhtiyar, 381; al-Saduq, Man la Yahduruhu al-Faqih, IV, 67. La data della sua morte non viene menzionata. Comunque al-Kashshi riporta che Dawud Ibn ‘Ali, colui che uccise Mu’alla, morì alcuni giorni dopo Mu’alla, e secondo al-Dhahabi, Dawud morì nel 133 (Mizan, II, 14). Quindi la persecuzione su Mu’alla dovrebbe essere avvenuta nello stesso anno.

[4] Ikhtiyar, 459-60.

[5] al-Najashi, 148.

[6] Ithbat, 213.

[7] Al-Najashi, 250.

[8] Al-Najashi, 209.

[9] Ikhtiyar, 258; N. Firaq, 67-8; ‘Uyun, 194-5.

[10] ‘Uyun, I, 89-90, II, 143.

[11] Nonostante questo la setta waqifita riporta una tradizione attribuita ad al-Sadiq (AS) secondo cui al-Qa’im sarebbe il settimo Imam; Ikhtyiar, 475; al-Kafi, I, 320-1.

[12] Ikhtiyar, 463-7, 475-8; Tusi, al-Ghyaba, 227-8.

[13] ‘Ilal, I, 235; Tusi, al-Ghyaba, 46-7; Ikhtyar, 459-60, 466-7. ‘Ilal, I, 235; Tusi, al-Ghyaba, 46-7; Ikhtyar, 459-60, 466-7.

[14] Ikhtiyar, 597-9.

[15] Ikhtiyar, 483, 506, 591-2.

[16] Al-Najashi, 148.

[17] Tusi, al-Ghayba, 224-5. Al-Tusi dichiara che ‘Abd Allah Ibn Jandab era un agente del settimo e dell’ottavo Imam ma pare che egli avesse incarichi nell’organizzazione anche in precedenza. Secondo Ibn Shu’ba egli era agente del sesto Imam al-Sadiq (AS); Ibn Shu’ba, Tuhaf al-‘Uqul, 223.

[18] Ithbat, 213-5.

[19] Al-Najashi, 80, 98, 254; al-Tusi, al-Istibsar, II, 58-61; al-Kafi, V, 111.

[20] Al-Ya’qubi, III, 217.

[21] Al-Kafi, I, 324.

[22] Ikhtiyar, 513-4.

[23] Al-Najashi, 191.

[24] Kamal, 442; al-Kafi, I, 518.

[25] Ikhtiyar, 608, 611-2, 557.

[26] Ithbat, 215; al-Barqi lo classificò come uno dei compagni intimi di al-Hadi; al-Rijal, 60.

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